
Una poesia d'amore.
Forse una delle mie preferite, in assoluto.
Sentite che leggerezza, che ironia, e al tempo stesso che intensità.
L'autore, Ariodante Marianni, è stato anche un pittore e un traduttore finissimo, soprattutto dall'inglese (suo il Meridiano dedicato a William Butler Yeats).
Questa sua foto mi ha fatto sempre una grande simpatia, forse per gli occhi azzurri e ridenti, per l'espressione mite dello sguardo o per quel ciondolo un po' incongruo sul collo fragile di vecchio signore.
Forse anche per quell'aria lontanissima da certi atteggiamenti enigmatici, un po' teatrali, cari ad altri più noti poeti (penso a qualche celeberrimo ritratto di Montale, pervaso di un'atmosfera raggelata, onirica): questa foto ha invece tutta l'aria di essere stata scattata su una panchina, in un parco cittadino, in una bella mattinata di primavera.
Secondo me, sulle ginocchia, Marianni aveva posato un quotidiano e forse un taccuino, con infilata dentro una matita, per disegnare o per segnare due versi lì per lì.
Un signore tranquillo, con parole come queste ad agitarglisi dentro.
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L'amore è una guerra -
L'amore è una guerra, vuoi convincermi
con qualche tregua, con qualche armistizio,
e io devo essere un cattivo soldato,
se vengo a te allo scoperto, senza difese,
a te che sai combattere bene e colpisci
duro, ogni volta (ne porto i lividi
per giorni). Così elaboro tattiche,
complicate strategie: ma a che servono?
Come ti vedo alzo le braccia, sventolo
un bianco sorriso; e non ti piace, lo so.
Ma forse è questa la mia inconsapevole
rappresaglia: eludere i tuoi piani,
sventare gli attacchi, rendere inutili
le armi, toglierti, insomma, ogni gloria.
(da
Stato d'allerta, 2002)