domenica 17 gennaio 2010

La vita davanti a sé di Romain Gary

Relazioni sentimentali appassionate hanno scricchiolato ed amicizie decennali e profonde si sono incrinate nell'udire pronunciare la fatidica frase: "Non hai mai letto questo libro? Deeeevi assolutamente leggerlo! Non puoi non averlo letto! E' il libro fondamentale della mia vita!".

Pare una frase innocente, dettata dal sincero e insopprimibile desiderio di condividere tutto con una persona amata, anche e soprattutto ciò che ci ha dato piacere e senso e comunicato bellezza, sapienza, commozione. Si vuole che anche lei faccia l'esperienza che ha cambiato in meglio la nostra vita, che le ha dato maggiore spessore e ricchezza, forse addirittura un nuovo corso (perché, sì, i libri sono capaci anche di questo; i libri veri) e che sicuramente ha aperto nuove finestre e nuovi affacci su di essa, consentendoci di averne una visione più ampia, più distesa, più complessa, più reale.

Invece è una frase tremenda, che non bisognerebbe pronunciare mai. Non ci si può impedire di pensarla, non dico che bisognerebbe censurarsi fino a questo punto - anche perché lo ritengo impossibile. Però credo senz'altro sarebbe necessario eliminarla dal nostro frasario 'sociale', per così dire. Dovremmo tenercela per noi, anche quando incontriamo una persona che ci piace infinitamente e che pensiamo possa davvero accogliere, tra le sue mani, l'offerta forse misera, ma per noi preziosa e vulnerabile, della nostra vita interiore. Dovremmo esprimere il nostro entusiasmo, la nostra gratitudine nei confronti di quel libro, ma mai l'invito a leggerlo. Mai e poi mai, soprattutto, l'ingiunzione a farlo.

E così, quando Paola mi ha porto un pacchetto rosso e aprendolo mi sono trovata di fronte a questo romanzo, ho avuto un brivido di apprensione. Sapevo bene quanto sia attaccata a questo libro, quanto esso significhi per lei e per un attimo sono stata presa da inquietudine e ho pensato: 'E se non mi piacesse? E se non ci vedessi quel che lei ci ha visto? Se non ci trovassi quei tesori che lei ci ha trovato?'.

Poi però, un po' la curiosità, un po' un sesto senso che mi ha fatto immediatamente sentire che qualcosa in quel libro ci avrei trovato comunque, ho vinto la mia riluttanza e mi sono tuffata nella sua lettura. Su un treno deserto che mi riportava a casa, durante un lungo viaggio solitario e meditabondo, proprio alla fine di una settimana trascorsa con lei.

Non potevo non leggerlo senza sentire nella mia testa, insieme alla mia voce, anche la sua. L'ho scorta in molte pagine, ho creduto di intravederne le lacrime e di sentirne il riso. Ho letto questo romanzo insieme a lei, presenza benevola e protettiva come certe fate buone che appaiono nelle fiabe e vegliano sulle sorti del protagonista.

Ma non credo che questo solo abbia contribuito a farmi amare questo romanzo.
Perché questo è un libro davvero speciale e il fatto che per me sia legato indissolubilmente ad una cara amica ha senz'altro reso più intensa e significativa la sua lettura, ma non gli ha donato pregi e virtù che altrimenti non avrebbe avuto.

Ci si commuove molto leggendo la storia di Momò e si ride anche, moltissimo, perché Momò è un bambino, e come tutti i bambini ha un suo linguaggio, personalissimo e buffo e immaginifico, e sue categorie, spesso inusuali ed eccentriche, con le quali interpreta il mondo intorno a sé. Un mondo particolare e che non sembrerebbe affatto adatto ad un bambino: quello di una Belleville multietnica e spesso criminale, negli inquieti e carichi di tensione anni '70.

Momò è insieme l'innocenza dell'infanzia e il cinismo dell'età adulta; ha dentro di sé intatti certi sogni e certe fantasie che abbiamo avuto tutti alla sua età e la consapevolezza, precoce, della bruttura e della spietatezza della vita, della gratuità del male, dell'incomprensibilità della sofferenza umana, della sua ingiustizia.

Ci si commuove, e tanto, perché Gary è riuscito a ricreare, in modo magico e che ha del paranormale, i sentimenti e i pensieri e le paure di un bambino, di tutti i bambini: quella di non essere amati, di rimanere soli, di non essere protetti ma anche di non poter proteggere chi si ama, il senso di inadeguatezza e di impotenza che da piccoli si prova di fronte a un mondo, quello degli adulti, che appare spesso indecifrabile e dominato da leggi assurde e a volte crudeli e nei confronti del quale si prova insieme desiderio e timore, attrazione e repulsione.

Ma soprattutto, leggendo questo romanzo, si incontrano uomini e donne speciali e indimenticabili, prima fra tutti la vecchia e malata Madame Rosa, l'ex prostituta polacca sopravvissuta all'olocausto che ha creato una pensione per i figli delle prostitute (Momò è uno dei suoi pensionati) e tiene un ritratto di Hitler sotto il letto, da contemplare quando si sente infelice, per ritrovare un po' di serenità nella consapevolezza che "era pur sempre una grossa preoccupazione di meno" non dover più avere a che fare con lui.

Da lei Momò impara che cosa significhi amare dell'amore che dovrebbe essere più puro e sublime, quello di una madre. Pur nello squallore e nella povertà, e nel discutibile ed equivoco ambiente in cui Madame Rosa lo fa crescere, tra spacciatori ed eroinomani, estorsori e travestiti, truffatori e pappa, a Momò vengono trasmessi i valori umani fondamentali e imprescindibili: la solidarietà, la compassione, la generosità, la capacità di discernere tra il bene e il male, la comprensione e il superamento delle differenze, la pietà per le debolezze altrui, l'infinito rispetto per la fragilità della vecchiaia e la gratitudine per il bagaglio di sapienza ed esperienza che essa, a volte, sa trasmettere, quando si sia disposti ad ascoltarla.

Grazie a questa eredità di affetti e di calore umano, anche quando Madame Rosa lo lascerà per sempre, il lettore sa che Momò riuscirà a trovare la forza e il coraggio di non chiudersi nel dolore e nella paura e si affaccerà alla vita adulta, forse non con allegria e spensieratezza, ma disposto a credere nella possibilità del bene.

Grazie, Paola cara. Grazie.


Romain Gary, La vita davanti a sé, Neri Pozza 2005, traduzione di Giovanni Bogliolo.

9 commenti:

  1. mi sembra appropriato e deliziosamante perfido ringraziati qui di avermi lasciato un consiglio di lettura.
    Anch'io ho ricevuto un sacco di "ingiunzioni di letture" ma senza dar loro troppo peso.
    Io sono da sempre convinto che i libri migliori per ognuno di noi sanno esattamente quando cascarti tra le mani, indipendentemente dai sinceri consigli degli amici.
    Compioni strani giri, prendono vie curiose ma arrivano.
    Un esempio: tu mi hai consigliato un libro ( che leggerò) ma così facendo mi hai fatto tornare qui stasera e scoprire quest'altra storia che ho ancora più voglia di assaggiare.
    Vedi la vita?
    Grazie
    Giapatoi

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  2. Oh sì, i libri hanno i loro sistemi per trovarti, ne sono assolutamente convinta anche io e in genere se ne fregano il giusto dei consigli, degli obblighi, delle ingiunzioni di lettura. Te li ritrovi tra le mani quand'è giusto che sia e spesso e volentieri amano dissimulare; a me non è mai capitato che un libro mi si presentasse come IL libro fin dal principio, anzi.
    (Quanto alla tua perfidia, io parlo di quei casi spesso per me imbarazzanti di persone care, o che comunque potrebbero diventare molto importanti, che ti assediano con questi consigli di lettura non richiesti e ti mettono in difficoltà perché magari questi loro libri fondamentali non ti ispirano neanche un po', ma sembra brutto dirglielo. E' un caso un po' diverso, ma capisco la tua tentazione! :-)
    In ogni caso, se e quando, mi piacerebbe sapere che cosa pensi di questi due libri.
    Grazie a te!

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  3. adesso mi fai venire la voglia di leggerlo anch'io !

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  4. E così me lo sono comprato.

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  5. @ Vera: Ovviamente non posso che caldamente invitarti a seguire questo impulso!

    @ Esmé: Lusingatissima. Fammi sapere senza indugio che cosa ne pensi, quando l'avrai letto.

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  6. ... sa di bello! me lo voglio ricordare nel prossimo viaggio in libreria!!!
    Baci enormi alla mia fantastica sorellina!!!

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  7. Shishi bellissima, sono sicura che lo adorerai.

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  8. "Momò è insieme l'innocenza dell'infanzia e il cinismo dell'età adulta". Hai il dono della sintesi, Duck. Mi ritrovo perfettamente. Se rileggerò il romanzo, sentirò inevitabilmente anche la tua voce, come tu quella di Paola. :)

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    1. E per me sarà molto bello pensarti immersa nella lettura di questo romanzo in compagnia della mia voce, che non hai mai udito.
      Saluti affettuosi

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