Di Maria Luisa Spaziani non sapevo e non so praticamente nulla (se non che ebbe una famosa liaison con Eugenio Montale) e mi rendo conto che questi post sulla poesia esordiscono spesso con questa professione di ignoranza, assai poco promettente.
Ma vorrei fosse chiaro che le poesie che propongo sono per lo più scoperte anche per me: sono tappe di un percorso in divenire, che compio in modo del tutto libero e casuale (se esiste davvero qualcosa di casuale in questa vita, cosa di cui mi piace dubitare), seguendo unicamente l'intuizione, la curiosità, il ghiribizzo.
Come spiegavo qui, i poeti li ho frequentati soprattutto all'università, e per molto tempo - per quanto strano mi possa sembrare oggi - ho fatto a meno della loro compagnia e delle loro parole.
Dico che oggi mi sembra strano aver vissuto tanti anni senza poesia perché sono in un momento della mia vita in cui invece sento proprio il bisogno di leggerla: comincio davvero a sentire, intimamente, profondamente, che si tratta di un'altra voce che parla della realtà in modo unico e insostituibile, soggettivo - ovviamente - e insieme, però, così illuminante per tutti e dunque necessario, tanto più adesso, in questo momento storico in cui mi sembra ci sia un disperato bisogno di strumenti il più possibile diversificati e sofisticati (nel senso di sensibili) che possano aiutare a interpretare la realtà.
Di sicuro questo bisogno quasi disperato ce l'ho io.
Mi piace immensamente andare alla biblioteca di quartiere e curiosare tra gli scaffali di poesia, prendere qualche volume, scorrerne le pagine, magari sedermi per qualche istante ai tavoli della piccola sala di lettura - sempre un po' rumorosa: la gente che frequenta la biblioteca è gente del quartiere, appunto, che si conosce magari da una vita e va in biblioteca anche per veder qualcuno, scambiare due chiacchiere e a me questa cosa piace tanto, sì sì, anche se mi distrae dalle mie letture - e poi scegliere tre volumi, il massimo consentito, e tornarmene a casa tenendomeli sotto il braccio e sentirli quasi fremere di vita: quali parole, quali immagini nuove, inaudite o familiari mi offriranno? Quali illuminazioni, quali intuizioni?
Arrivata a casa li appoggio sulla piccola cassa ottagonale in salotto che mi fa da tavolino da caffè, vicino alla mia poltrona, accanto a un mazzetto di segnalibri che tengo a portata di mano per infilarli tra le pagine che voglio ritrovare in seguito, e da lì li prendo per leggerli dopo pranzo, la casa avvolta nel silenzio, le gatte che dormicchiano, una sul divano, l'altra sulla seconda poltrona, la Spia che riposa in camera da letto, la porta appena socchiusa, il sole che entra dalle alte finestre.
Ecco, ho aperto il libro.
Siete con me, ora, e i vostri occhi leggono quel che leggono i miei.
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Nei miei vent'anni non ero felice
e non vorrei che il tempo s'invertisse.
Un salice d'argento mi consolava a volte,
a volte ci riusciva con presagi e promesse.
Nessuno dice mai quant'è difficile
la giovinezza. Giunti in cima al cammino
teneramente la guardiamo. In due,
forse la prima volta.
(da La traversata dell'oasi. Poesie d'amore 1998-2001, Mondadori 2002)
