Qualche giorno fa mi chiedevo che piega stia prendendo questo blog: a guardare i post pubblicati negli ultimi tempi, non ho fatto che parlare di altri blog, ogni tanto di qualche libro e poi solo di sbrode (per esempio qui, qui e qui).
Non avrei mai immaginato di poter dedicare tanti post a delle minestre (o zuppe, o vellutate? Qualcuno sa per caso quale sia il termine più adatto? Si può definire vellutata qualunque minestra venga poi passata finemente al minipimer? Ci credete se vi dico che questo è il genere di interrogativi con cui mi intrattengo spesso quando mi capita di svegliarmi nel cuore della notte? - e mi capita di sovente).
E mi chiedevo quanto possa essere interessante un blog in cui si trovano, per lo più, ricette tanto poco esotiche o particolari.
Poi ho pensato che in effetti questo è ciò che mangio, più o meno tutti i giorni, e che questo blog non è mai stato concepito se non come un'onesta finestra sulla mia vita, su quelli che sono i miei interessi (la lettura, la musica, la poesia, la creazione di bigiotteria, il mondo della rete e i suoi interessantissimi abitanti) e le mie abitudini, le mie esperienze e le riflessioni che esse generano nel mio testone piumato di pennuta.
E dunque così è.
Anche oggi vi beccate un'altra sbroda, ma di quelle proprio minime - quelle cui sono più interessata negli ultimi tempi. Quelle che appartengono alla categoria "salvavita", in un certo senso, che si fanno con ingredienti che si trovano in casa quando è circa una settimana che non fate la spesa e non avete nessuna voglia di andarla a fare ma volete comunque evitare di morire di inedia.
E la cosa sorprendente, mi ripeto, è che spesso queste sbrode minimaliste sono molto buone, ma buone davvero e non generano quel sottile disagio che si sente quando che ci si accorge che si sta cucinando senza fantasia, senza gioia, ma solo perché bisogna nutrirsi, e dunque si raschia, metaforicamente parlando, il fondo del barile della propria creatività culinaria e della propria dispensa.
Dirò di più.
Questa sbroda in particolare può benissimo essere preparata anche per una cena con amici, come mi è capitato proprio ieri sera, senza far sentire i convitati ospiti di serie B, ma anzi, al contrario, facendoli sentire ospiti della categoria de luxe, quella che comprende, almeno per me, gli amici di casa.
L'elemento che le dà questa patente di "cibo-per-cene-con-amici" è la spolverata finale di anacardi tostati: un ingrediente che, lo ammetto, non compare nella lista dei fondamentali della dispensa, generalmente, ma nella mia c'è praticamente sempre. È vero però che poche persone sono quanto me frutta secca-dipendenti.
E osatela anche per una cena con amici.
Vi potrà capitare di sentirvi dire, come mi è capitato ieri sera: "Che buona questa minestra, proprio quello che mi ci voleva!".
Esattamente il genere di frase che scalda il cuore di qualunque padrona di casa.
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Minestra/vellutata/zuppa o quel che è (cioè una sbroda) di carote, mele e anacardi (da The Cranks Recipe Book)
per 6 persone
1 cipolla
1 patata
350-400 gr di carote
1 mela, piuttosto grossa (io ho usato quel che avevo in casa, dunque una piccola annurca e 3/4 di una Steinem - l'altro quarto se l'è rubato la Spia che passava di lì)
1-2 cucchiai di olio extravergine d'oliva (nella ricetta originale 50 gr di burro)
1 litro circa di brodo vegetale (vedi dopo)
sale e pepe
una manciata di anacardi (fate a occhio, io non li peso mai)
Pulite la cipolla e tagliatela a pezzi; mettetela con l'olio nella pentola in cui cucinerete la zuppa e fatela appassire lentamente, magari con un po' di sale, per evitare che si attacchi.
Nel frattempo pulite e tagliate a pezzi la patata e aggiungetela alla cipolla.
Poi passate alle carote: stesso trattamento, pulite e tagliate a rondelle e poi nella pentola.
Infine aggiungete la mela, sbucciata e tagliata a dadi.
Lasciate insaporire per qualche minuto, dopo di che aggiungete il brodo vegetale, portate a bollore, abbassate il fuoco (io lo metto praticamente al minimo), coprite e lasciate sobbollire per circa 30'.
Passate poi al minipimer, aggiustando di sale e di pepe se volete (io non lo metto quasi mai) ed aggiungendo eventualmente altro brodo vegetale caldo se vi sembra che la zuppa sia troppo sostenuta.
Prima di servire, tostate a secco in un padellino gli anacardi e metteteli in un grazioso ciotolino che porterete in tavola e dal quale ognuno si servirà come e quanto crede.
Se posso esprimere il mio modesto parere, gli anacardi sono un ingrediente essenziale che non dovrebbe essere assolutamente trascurato: non mi fanno simpatia quelle ricette che prevedono le guarnizioni finali, spesso con ingredienti "leziosi"; ma qui si parla di un elemento davvero imprescindibile del gusto finale di questa zuppa, datemi retta.
Enjoy!