In una relazione, in qualunque relazione, si sa, prima o poi si giunge a fare qualche compromesso.
La sola parola fa scorrere brividi di raccapriccio sulla schiena di molte persone, oppure ne provoca un istantaneo 'ingobbimento' causato da immediato e irrefrenabile avvilimento.
Soprattutto quando si è giovani, e dunque spesso estremisti - non tanto per convinzione, quanto per inesperienza e per ignoranza: non si sa che esistono quasi sempre infiniti modi di fare le cose, se solo ci si prenda la briga di andarli a cercare - anche solo l'idea di doversi piegare a qualche compromesso fa venire le bolle, ed è in fondo giusto che sia così: in un momento in cui si cerca spasmodicamente di capire chi si è non è pensabile abdicare, anche per un solo istante, a quella che si crede essere la propria unicità. Se si dice 'bianco', che bianco sia, sempre, senza se e senza ma; lo stesso dicasi per il 'nero'. Poi magari, più tardi, ci si pente di tanta tetragonicità, ma si ritiene sia troppo tardi per tornare indietro (altro errore: si può inserire la retromarcia molto più spesso di quanto si voglia credere, ammesso che si sia disposti, ovviamente, a fare ammenda, il che, alla maggior parte delle persone, secca moltissimo, tanto da indurle a rinunciare a priori) e si rimane lì, a difendere ostinatamente posizioni nelle quali non si crede nemmeno più.
Ah, la gioventù! Quante energie sprecate spesso in direzioni inutili!
"Oh be', ma dove vuole andare a parare?" vi starete chiedendo - e a ben donde.
Voglio andare a parare in direzione della cucina, ovvio, per parlare di uno dei tanti compromessi di cui la mia vita con la Spia è costellata.
Mi sembra sia evidente, a questo punto, che io e il mio accompagnatore siamo due persone mooooolto diverse.
Per fortuna su alcune cose davvero fondamentali la pensiamo alla stessa maniera, altrimenti davvero non si vedrebbe - a volte - la ragione del nostro incaponirci a volerci bene.
È strano, perché io sono senz'altro un'abitudinaria, una fanatica dei riti casalinghi e domestici, eppure mi piace moltissimo sperimentare nuove ricette.
La Spia, che invece è uno spirito piuttosto avventuroso in generale (soprattutto quando si trova con il sedere su qualche mezzo di locomozione e con una cartina in mano), in cucina dà prova di un certo qual tradizionalismo.
A me piace soprattutto provare nuovi dolci (e mi pare che la cosa sia abbondantemente evidente), ma se fosse per la Spia potrei limitarmi a fare solo crostate.
Così, abbiamo deciso, come in molti altri campi, di fare un piccolo compromesso: una volta si fa una crostata, una volta un dolce nuovo, con gli strappi alla regola del caso. Dal che si deduce che io e la Spia non siamo di certo due giovanottoni. Voglio dire, per riallacciarmi alla riflessione iniziale sulla gioventù inflessibile, che anche accettare le deviazioni dall'accordo che si è più o meno tacitamente stipulato è, secondo me, segno di quel grado di tolleranza - più o meno bonaria, più o meno divertita o rassegnata - che, ai miei occhi, dovrebbe connotare ogni maturità che si rispetti (piccola postilla: qui ovviamente si parla di torte, crostate, roba seria ma non grave: su alcune questioni, altro che tolleranza! come dice la cara Grazia. Ed io sono perfettamente d'accordo con lei).
Dunque, questa settimana toccava a me decidere quale dolce fare.
Ne volevo uno leggero e non troppo complicato e dopo la mia solita sosta davanti alla libreria rossa, ecco quello che ho trovato.
Cinnamon teacake da Sweet Old-Fashioned Favourites (della serie Australian Women's Weekly)
per una teglia di 20 cm. di diametro
60 gr. di burro, a temperatura ambiente + 10 gr., fuso
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
120 gr. di zucchero + 1 cucchiaio
1 uovo
135 gr di farina autolievitante
80 ml di latte
1 cucchiaino di cannella in polvere
Imburrate e inzuccherate la teglia e foderatene il fondo di carta forno.
Sbattete con le fruste il burro, l'estratto di vaniglia e l'uovo fino a quando il composto sia leggero e spumoso.
Incorporate la farina setacciata, aggiungete il latte e mescolate.
Versate nella tortiera e cuocete per circa 30'.
Togliete la torta dal forno, spennellatene la superficie con i 10 gr. di burro sciolto e spolverateci sopra il cucchiaino di cannella mescolato al cucchiaio extra di zucchero.
Tiepida è davvero buona, ma anche il giorno dopo (checché ne dicano le signore dell'Australian Women's Weekly, che consigliano di consumarla il giorno stesso in cui si prepara) è ottima e mi sembra si conservi benissimo: non si secca, non diventa gnucca e fa equamente felici le Papere e le Spie.
Enjoy!
