martedì 6 settembre 2011

Della sindrome dell'accorta casalinga (o della donna pioniera) e di una torta di susine

In estate, è difficile, per me, non farmi prendere dalla sindrome dell'accorta casalinga (o della donna pioniera).

Una sindrome che prevede, tra i sintomi, una preoccupante tendenza ad accumulare chili e chili di verdure e frutta, acquistati con l'intenzione di farne conserve e marmellate con cui riempire, con ordine e precisione, le mensole del mobile di legno che è in dispensa (badate bene che qui la parola chiave è "intenzione"). 

Tra i sintomi può presentarsene anche uno, particolarmente preoccupante: chi è affetto dalla suddetta sindrome può ritrovarsi quasi senza accorgersene nella suddetta dispensa a rimirare con espressione sognante gli eventuali risultati dei suoi attacchi, vale a dire barattoli e barattolini, e a sistemarli, spostandoli impercettibilmente di pochi millimetri, seguendo personalissimi (ed imperscrutabili, per chi osservi dall'esterno la scena) disegni di ordine e simmetria. 

Per fortuna, però, la sindrome dell'accorta casalinga (o della donna pioniera) non mi colpisce sempre.
In genere provoca un attacco abbastanza serio all'inizio della stagione, a causa della visione quasi quotidiana dei banchi del mercato rionale traboccanti di montagne di frutta (mi manca molto la frutta in inverno, perché io amo soprattutto quella estiva), rimane allo stato dormiente per quasi tutta l'estate e si manifesta poi con un altro attacco (eventualmente due) in coda.

Quest'anno è andata abbastanza bene.
Mi sono soprattutto sbizzarrita con le susine. A parte le consuete tonnellate di confettura (fatta anche l'anno scorso, come scrivo qui), la frutta acquistata è stata soprattutto mangiata, lì per lì, specialmente a metà mattina, quando nel mio stomaco sembra crearsi una voragine - succede solo a me? - oppure, come nel caso del post di oggi, trasformata in un'ottima torta.

Due parole su questa ricetta: proviene da uno dei libri di cucina più belli che mai mi sia capitato di sfogliare e leggere, The Book of Jewish Food di Claudia Roden (e grazie, Stefano, per avermelo fatto conoscere).
Non si tratta solo di una pregevole raccolta di ricette della tradizione gastronomica ebraica o, meglio sarebbe dire, delle tradizioni gastronomiche ebraiche, perché le comunità ebraiche nel mondo sono tante e, accanto ai piatti comuni, tante sono anche le varianti nate dalle interessanti contaminazioni con la cultura locale ed infinite quelle suggerite dalla storia di ogni singola famiglia, com'è giusto che sia.

Questo è anche un libro di storia e di antropologia, una ricerca multidisciplinare interessante anche per chi (e parlo in primis per me) non sia mai stato particolarmente incuriosito dal mondo ebraico. Insomma, è un libro vero (tanto per riprendere il discorso dell'ultimo post...).

Infine un'ultima cosa, prima di passare agli ingredienti.
Nel fare questa torta ho commesso un errore, utilizzando tutto lo zucchero previsto per la preparazione della pasta ed aggiungendone poi un paio di cucchiai a parte sulle susine tagliate e messe sopra. Le indicazioni prevedono invece che per la pasta venga utilizzata solo metà dello zucchero e che l'altra metà sia distribuita poi sulle susine.

Non mi pare che l'errore abbia pregiudicato il risultato finale, anzi, soprattutto nel caso in cui le susine non siano particolarmente aspre- come quelle che ho usato io.
Ma se volete seguire la ricetta originale, ricordatevene.


****

Torta di susine (la Roden dice che si tratta di una popolare ricetta tedesca)

125 gr di zucchero (io ho usato il Golden Caster Sugar del commercio equo)
175 gr di farina autolievitante (o la stessa quantità di farina 0 con 1/2 cucchiaino di lievito)
75 gr di burro
1 uovo, piccolo, appena sbattuto
1 cucchiaio di cognac
750 gr di susine, denocciolate e tagliate a metà

Preriscaldate il forno a 190°.

Se volete seguire la ricetta originale, preparate la pasta con metà dello zucchero, la farina e il burro: mettete questi tre ingredienti nella coppa del robot da cucina e con la funzione pulse riduceteli a un composto sabbioso.

Aggiungete l'uovo e il cucchiaio di cognac. Appena comincia ad ammassarsi tirate fuori l'impasto e lavoratelo con le mani quel tanto che basta per metterlo insieme.

Prendetene poi dei pezzi e (procedura geniale!) distribuiteli su una teglia (non è necessario che sia imburrata) schiacciandoli con le dita. Io ho usato una teglia da 28 cm di diametro e sono riuscita a coprirla tutta: la Roden raccomanda di usarne una da 25 cm, dunque immagino lo strato di pasta debba essere più spesso di quello che è venuto a me.

A questo punto disponete le susine, parte tagliata verso l'alto, sopra la pasta: tenete presente che durante la cottura diminuiranno di volume, dunque non preoccupatevi se vi sembrano troppe e ammassatele ben bene.

Infine, sempre se volete seguire la ricetta originale, cospargetele della metà dello zucchero che vi è rimasta. Altrimenti, se seguite il mio errore, meno di due cucchiai di zucchero saranno sufficienti.

Cuocete per circa 50': le susine saranno morbide e raggrinzite, la pasta dorata e avrà fatto, qua e là, capolino.

La torta è splendida tiepida (e la prossima volta nessuno mi vieterà di servirla con un po' di panna leggermente montata, o con un gelato di crema), ma anche il giorno dopo ha il suo perché, come possono confermare la Spia e la gatta Linda, che - abbiamo scoperto - ne è ghiottissima.

Enjoy!

25 commenti:

  1. Come sarebbe "prendetene dei pezzi e distribuiteli sulla teglia"?!? Sta su dopo la cottura? Oibò, questo passaggio m'incute timore, ma visti i tuoi risultati e la voce che t'ha ispirato non mi resta che fidarmi...
    Eh sì, manco a dirlo, anch'io porto a casa chilate di frutta e verdura: vero è che stamattina mi sono contenuta, anche se so per certo che la medesima spesa la farò venerdì {quindi insomma, a conti fatti non è che stia migliorando granchè. Pazienza, perlomeno riesco a mantenere fede al precetto delle 5 porzioni quotidiane di frutta e verdura!}.
    Dunque questa torta s'ha da fare, mi manca soltanto lo zucchero, che se ben ricordo è in vendita al negozietto di via degli alfani {right? o più giù insomma, per di là...}.
    Cara, t'abbraccio forte :)

    wenny

    p.s.: mi sono fatta delle grasse risate, figurandomi il tuo sogno di stanotte!!!

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  2. la sindrome dell'accorta casalinga mi fa morire!

    e la torta la trovo splendida, mi piacciono molto le torte di prugne!

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  3. Ottima. A chi piacciono torte prugne, guardare anche questa che sembra altrettanto buona:
    http://dinnerwithjulie.com/2010/07/26/tofino-gooey-butter-cake/

    stefano

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  4. @ Wenny: l'impasto è una specie di pasta frolla: invece di stenderlo col mattarello e metterlo sulla teglia, lo fai a brani (come diceva la mia prof di greco del liceo) e piano piano ricopri la teglia schiacciando con le dita i pezzi di pasta. È una tecnica spesso usata dai francesi per rivestire le tortiere con impasti di questo genere; in genere si raffredda l'impasto dopo averlo modellato a salsicciotto e poi se ne tagliano con un coltello delle fette che si dispongono nella teglia, schiacciandole con le dita.
    Il negozio di cui parli è in via dei Pilastri!

    @ Gaia: qualche anno fa sarei rimasta orripilata se avessi riscontrato in me i sintomi di questa sindrome. Adesso li accetto come segni del tempo che passa e mi cambia! Saluti

    @ Stefano: vado a vedere.

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  5. Accorta casalinga? No, diciamo piuttosto che sei un'Artista anche in cucina... a cominciare dagli esperimenti-spostamenti di Barattol-Art... :-))
    Abbracci paperi!

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  6. la sindrome dell'accorta casalinga colpisce tante persone, ma in maniera diversa. io per esempio mi limito a comprare la frutta con l'intenzione, come dici tu, di fare la marmellata, ma poi mica la faccio! :)
    ho regalato quel libro di cui parli ad un'amica appassionata di cultura ebraica ed è rimasta entusiasta e ti credo, visto la meraviglia che hai testè sfornato!

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  7. Ciao "accorta casalinga": sappi che ti leggo anche da qui mentre mangio torte bavaresi e strudel (che altri hanno cucinato per me). Un abbraccio

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  8. La sindrome dell'accorta casalinga mi colpisce regolarmente ogni estate.Poi, come ogni anno, a primavera inizierà il valzer delle crostate per far fuori i vasetti che nessuno ha consumato durante l'inverno :D

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  9. Giustappunto domenica scorsa dicevo al signor valigiesogni che, messa da parte la grande afa, riprenderò a preparare il dolcetto del weekend (anche perché, se la mattina ci si dà alla corsa lunga bisognerà pure reintegrare le energie smarrite per strada. Giusto?).
    Questo qui non è niente male per iniziare!
    Baci
    P.S. La voragine si apre anche a me; se poi ho bevuto un caffè di troppo, i rumori che provengono dal mio pancino si sentono nell’ufficio accanto. In genere attacco una banana (che mi sembra più sostanziosa). Se poi ho dimenticato la merenda a casa, è una traggggedia!

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  10. Ero convinta di averti lasciato un messaggio.. comunque volevo dirti che il blog è molto bello e tu sei divertente e molto piacevole da leggere.. buona giornata!

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  11. @ Zio Scriba: troppo buono. La Spia avrebbe in mente un altro termine, più che artista (parlo del mio sistemare i barattoli). Forse "deragliata"?

    @ Lise Charmel: eh, anche qui l'azione non segue necessariamente sempre l'intenzione. Ma ci si prova. Che amica splendida sei, comunque: io sarei molto felice se qualcuno mi regalasse un libro del genere.

    @ Grazia: l'accorta casalinga è assai invidiosa di te... Saluti!

    @ Carlotta: benvenuta! Ecco, a me questo in genere non succede. Se le marmellate le faccio, le si mangia, eccome (la Spia è grande divoratore di marmellate).

    @ Barbara: mi conforta sapere di non essere l'unica ad avere il pancione gorgogliante alle 11 di mattina. Se ti cimenti con la torta (facilissima, by the way), mi piacerebbe sapere poi che ne pensi. Baci

    @ Giulia: benvenuta e grazie per quello che mi hai scritto (mi piace soprattutto tu mi abbia trovata divertente). Buona giornata anche a te!

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  12. La tua sindrome di accorta casalinga è encomiabile e, per quel che mi riguarda, invidiabile. Ho perso la mia vena gastronomica alcuni anni fa, smarrita sulla strada da pendolare. L'intenzione tua fa poi il pari col mio proposito di ritrovarla, da qualche parte, per cucinare risotto al Castelmagno, brasato al Barolo e pere volpine (anch'esse al Barolo) per i prossimi mesi freddi. Cucina un tantino pesante? Vabbè, potrei sempre "pendolarizzarmi a piedi". Per smaltire...Bye&besos

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  13. @ Nela San: ottimo il tuo menu, tifo smodatamente perché tu possa ritrovare la vena gastronomica perduta. Saluti!

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  14. ehh cara Duck... soffro della stessa patologia... se non che a casa mia nessuno le mangia le marmellate (manco io che mi diverto un mondo a farle!) :-|
    ciao :-)
    ps la mia "degustazione" olfattiva di spezie è andata benissimo... ne avevo 120. ti racconterò...
    pps anche "la cucina del medio oriente e del nord africa" della Roden vale la pena... forse uno dei più belli che ho sull'agomento (e ne ho tanti).

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  15. Susine? Ma di qualunque varietà?

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  16. @ Aldebarina: la tua credo sia un'altra sindrome, che al momento però non riuscirei a classificare con proprietà: mi colpisce questa passione nel produrre qualcosa che però poi non si intende consumare.
    Sono contentissima che la degustazione sia andata ottimamente e aspetto con curiosità i tuoi resoconti.
    Quanto al libro della Roden di cui parli, quello è stato il primo che ho acquistato. Bellissimo anche solo da leggere, vero?

    @ Alberto: secondo la Roden sì, verrebbe bene con qualunque varietà. Ti cimenti?

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  17. Da comprare il libro, da provare la ricetta (l'anno prossimo, perché le susine non ci sono più), da leggere e rileggere questo bel post. Idem come te per la voragine da susine a digiuno e per gli attacchi dell'accorta casalinga che in genere mi acchiappano in quei rari momenti di equilibrio interiore...
    Ti saluto, con il piacere di averti scovata nel web...caio, a presto!

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  18. @ Simo: benvenuta! Mi ha molto incuriosito questo tuo accenno ai "rari momenti di equilibrio interiore", mi fa assai fantasticare sulla tua persona. Vengo a trovarti.

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  19. Non io ma qualcun'altra si cimenterà senz'altro. Ciao.

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  20. arrivo qui dal tarlo, anche se ci siamo già incrociate commentanti per comuni siti. e trovo questa meraviglia... e mo' so che cosa fare con le susine sovrabbondanti del paese-che-è-casa!

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  21. @ Alberto: speriamo che "qualcun'altra" abbia la stessa voglia che hai tu di fare questa torta e mangiarsela. Saluti!

    @ 'povna: benvenuta! invidio la tua sovrabbondanza di susine e ora vengo a vedere un po' come si sta da te.

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  22. CCiao! Arrivo qui con grande piacere grazie al post di Wenny !
    Che bella questa torta, mi ha incuriosito molto il procedimento che hai descritto a Wenny su come i francesi usavano stendere la pasta frolla!
    Visto che le susine dureranno ancora per un po', mi sa tanto che proverò a farla.E' semplice semplice eppure ispira davvero tanto.

    A presto:)
    Manuela

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  23. @ fiOrdivanilla: ciao Manuela, benvenuta. La torta è davvero facile e per chi ha un brutto rapporto con la pasta frolla e odia stenderla (per esempio io; sono una nota frana in questa cosa) è molto confortante sapere che basta semplicemente seguire questa procedura poco ortodossa per avere una torta così.
    Saluti!

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  24. Ho fatto un esperimento: ho ibridata la pasta di questa torta con le tue pesche all'amaretto e ne è uscita una crostata alle pesche ed amaretto buonissima! Ieri sera ho ricevuto i complimenti dei miei ospiti. Non ti è arrivato un silenzioso ringraziamento? Allora lo esplicito: grazie! :-) abbracci

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    1. Eh ma che spettacolo, Oriana!
      E grazie perché ti prendi sempre la briga di tornare qui a riferirmi dei tuoi esperimenti.
      Prima o poi ci si becca, io e te, ti ho avvertita :-)

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