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sabato 14 aprile 2012

Un altro sguardo: Cristina Dalla Valentina


Fine febbraio
Mi sono imbattuta in Cristina Dalla Valentina non ricordo nemmeno io come, probabilmente avendola più volte incrociata nel blog della cara Tiziana Rinaldi.
Ero rimasta colpita dai suoi commenti, sempre così personali, puntuali, scritti - si sentiva - con autentico calore. 
Poi ho cercato il suo blog e ho scoperto il suo mondo.

Un mondo di acquerelli, di natura soprattutto, di quella campagna e quel paesaggio veneto così  legati a una parte molto antica e molto lontana di me, quella dei miei nonni materni. 
Nei suoi canali fiancheggiati da filari di alberi ho riconosciuto, con un tuffo al cuore, lo spettacolo che vedevo tutti i giorni dalle finestre della casa dei miei nonni, durante le mie brevissime visite estive.

Ma anche un mondo di ritratti, soprattutto dei suoi cari, colti - con l'attenzione e l'affettuosa, pudica precisione che solo un volto amato ispira - in espressioni assorte, concentrate, oppure buffe, irriverenti, che guardano negli occhi chi li osserva oppure fissano qualcosa che non sappiamo e che possiamo solo immaginare.

In ogni caso, la pittura di Cristina è una pittura di sentimento, mi vien da dire; attenta al reale e al tempo stesso allusiva di altre dimensioni (penso ai suoi alberi che sembrano interagire tra loro e con noi che li osserviamo), inequivocabilmente femminile ma niente affatto svenevole o leziosa, lontana mille miglia dal cliché dell'acquerello come forma d'arte destinata alle signorine di buona famiglia di un tempo. 

I suoi boschi e i suoi campi, la sua frutta e i suoi fiori trasmettono insieme serenità e potenza, armonia e spontaneità, forza e dolcezza, danno immagine e colore allo spirito della natura che li anima, così presente sotto i nostri occhi e quotidiano e vicino e pronto, pazientemente, a mostrarsi, a comunicare - nonostante le continue, insensate violenze che spesso gli vengono inferte da noi umani - e insieme così misterioso e inafferrabile.


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Dicci qualcosa di te e che cosa fai
Mi chiamo Cristina, e sono una pittrice veronese... dipingo soprattutto con l’acquerello, che mi ha conquistato qualche anno fa e che non ho più abbandonato!

Da dove trai ispirazione?
È troppo banale dire "dalla mia vita"? Eppure è proprio così: la voglia di dipingere scaturisce per me sempre da qualcosa che vedo in prima persona, che mi colpisce per le sue qualità intrinseche, o per come si dispone nello spazio in relazione al resto: un'espressione intensa sul volto di una persona, un paesaggio evocativo, ma anche la forma e il colore degli oggetti, la luce e le ombre... ciò che mi attraversa la vista, mi arriva al cuore e mi emoziona. Potrei dire che i miei dipinti nascono contemplando le cose, facendole risuonare dentro di me.

Quando hai capito di aver trovato il tuo personale percorso creativo?
Devo ammettere che ho cercato a lungo la mia strada, provando vari percorsi, e perdendomi quasi sempre... poi ho incontrato la pittura, e ho capito che avevo trovato il mio vero cammino quando mi sono resa conto che mentre dipingevo non avevo più bisogno di altro... che dipingere soddisfaceva pienamente il mio bisogno creativo, placava la mia sete, mi lasciava tranquilla e appagata, come non erano mai riuscite a fare le altre passioni che ho seguito e che seguo tuttora (fotografia, letteratura...).

Conversazione a tre
Quali sono state (se ce ne sono state) le difficoltà che hai dovuto affrontare all'inizio? E come hai fatto a superarle?
Il mio problema maggiore è stato, ed è ancora, trovare il tempo per poter dispiegare tutto il potenziale creativo che vorrei... all'inizio, quando i miei figli erano molto piccoli, è stato molto difficile, adesso che vanno a scuola è un po' più semplice, ma comunque non mi è ancora possibile dedicarmi solo all’arte come professione esclusiva (infatti ho anche un secondo lavoro in un ufficio), e questo rende difficile trovare il tempo e soprattutto le energie necessarie... rischio sempre di trovarmi già stanca quando finalmente posso dedicarmi alla pittura, e spesso è tutto un equilibrio da cercare e ricreare ogni volta, per non perdere il filo dell'idea creativa e dell'ispirazione nonostante le mille interruzioni.
Ma questa è la mia vita, e credo che anche altri artisti abbiano questi stessi problemi... e poi da questa quotidianità traggo anche gli spunti per la mia pittura, per cui forse è anche un bene che sia così!

Hai mai dei blocchi creativi? E se sì, che cosa fai?
I blocchi creativi! Lo spauracchio di ogni artista... 
Intanto devo dire che nel tempo ho maturato l'idea che questi periodi di difficoltà nel creare, che noi viviamo come momenti sterili e di stasi, in realtà siano delle pause che ci vengono imposte dalla nostra stessa dimensione creativa. Noi vorremmo sempre essere produttivi, ma per ricaricare l'ispirazione servono anche dei periodi di rallentamento, di silenzio, di ascolto, di elaborazione interiore, direi quasi di meditazione, per permettere alla creatività di farci visita, per poter sentire la sua voce al di là delle corse quotidiane e degli innumerevoli stimoli che riceviamo.
Quindi credo che sia la nostra stessa creatività a intimarci di fermarci, di prestare attenzione, di fare silenzio dentro di noi e di non dare per scontato il suo dono.
Detto questo, i modi con cui cerco di vivere questi momenti sono appunto nella linea del rallentare i ritmi, per quanto possibile, del mettermi in ascolto, del cambiare la routine: prima di tutto allontanandomi dal computer e dal web, riposando, dormendo di più, leggendo un buon libro, trovando il tempo per una passeggiata nella natura, godendomi la compagnia dei miei cari; poi anche provando nuove tecniche pittoriche o dedicandomi alla fotografia. 
E soprattutto, cercando di credere nella mia arte al di là di ciò che sto provando in quel momento, avendo fiducia che il dono della creatività mi verrà elargito ancora, magari trasformato e arricchito.

Ritratto con bandana
C'è stata una persona che in qualche modo ti ha fatto da guida, o da modello, o ti è stata di ispirazione?
Più che ad una singola persona devo molto alla community che ho incontrato sul web: soprattutto quando un paio d’anni fa ho iniziato a condividere, timidamente e con molte incertezze, i miei lavori sul blog, mi sono stati di grande aiuto l'apprezzamento e l'incoraggiamento ricevuto attraverso visite e commenti. Sono anche nate delle amicizie più profonde, che sono state e sono ancora di fondamentale importanza per i consigli, l'appoggio, la condivisione che viene scambiata tra di noi. 
Ma il web è importante per me anche come fonte di ispirazione: attraverso i vari siti e blogs di artisti e crafters ho avuto accesso a vari tutorials, workshops on line e libri sul processo pittorico e creativo in generale, e ho potuto anche confrontarmi non solo con i grandi maestri, ma anche con modelli più raggiungibili, più a portata di mano, insomma più imitabili... e quindi elaborare un mio percorso seguendo anche le loro orme.

In genere come lavori? Come si sviluppa per te il processo creativo? Segui particolari procedure, usi particolari tecniche, hai piccoli riti?
Come dicevo prima, l'ispirazione mi viene da ciò che vedo, e che mi colpisce per la sua "necessità" di essere dipinto. 
Di solito scatto delle fotografie che mi servono come base per elaborare il dipinto, il quale spesso però prende una sua strada indipendente dagli scatti fatti. Altre volte, soprattutto per le nature morte, parto anche dagli oggetti reali posti di fronte a me.
Non uso molto gli schizzi come base di partenza, perché in genere tendo ad esaurire la voglia rappresentativa già mentre sto disegnando e dipingendo sul mio taccuino. Spesso però questi schizzi e tentativi mi servono per sperimentare una tecnica alternativa, o per tenere esercitato il collegamento tra occhio e mani.
Parto dalle foto, dicevo: e a volte l'idea nasce anche dalla manipolazione di queste foto al computer, attraverso il fotoritocco, il ritaglio, le sovrapposizioni... ancora attraverso l'osservazione e l'elaborazione di ciò che vedo, anche se in questa seconda fase in modo mediato e non più diretto.
Poi, comincio a dipingere... e qui tutto va a gambe all'aria! nel senso che poi la "musa" mi prende la mano, e mi dirige lei dove vuole, a volte anche stravolgendo i piani fatti, o magari facendomi capire che la strada da seguire è un'altra rispetto a quella che pensavo... in ogni caso, questo è il momento della libertà, in cui lasciar andare ogni preconcetto e ogni programma, e affidarsi solo al pennello e al colore.
Non ho riti particolari, ma mi piace sviluppare i dipinti in serie. Chi ha visto i miei acquerelli sa della mia passione per gli alberi e i loro "abbracci", per certe espressioni sospese dei volti, per la frutta e la verdura disposte geometricamente, per alcuni scorci della campagna intorno a casa. In questo modo ogni dipinto finito diventa una finestra aperta sul successivo, e ogni soggetto è come un amico che già conosco e che voglio però conoscere sempre di più.



Puoi descrivere brevemente il luogo in cui lavori?
Il mio angolo di pittura è nella mansarda di casa mia, e lo condivido con lo studio di mio marito. E' molto semplice, visto che consiste solo di un grande tavolo, e di scaffalature e cassetti in cui tengo tutti i miei strumenti: innanzitutto carta, acquerelli e pennelli, ma anche matite, pastelli, colori acrilici e a tempera, inchiostri, penne e pennarelli... e tanti tanti libri d'arte: manuali, cataloghi, riviste...
   
Ranuncoli
Come promuovi il tuo lavoro? Hai qualche consiglio in merito?
Per il momento sono due i campi in cui mi muovo: il web, attraverso il mio blog e il social network, dove ho l'occasione di far vedere i miei dipinti e di condividere il mio cammino creativo. Ho anche una piccola gallery sul mio blog, dove è possibile acquistare i dipinti disponibili per la vendita.
L'altro ambito è quello locale, dove sto cercando di farmi conoscere e di mostrare il mio lavoro pittorico: qui è ancora tutto agli inizi, e per il momento ho cercato di sfruttare i canali che sono alla mia portata (le relazioni personali, le conoscenze, gli ambiti lavorativi...) per mostrare i miei dipinti e per distribuire materiale informativo.
Proprio perché sono agli inizi (non sono ancora due anni che ho cominciato a vendere i miei dipinti...), i consigli per promuovere il mio lavoro li cerco soprattutto dagli altri, da amici che hanno più esperienza, o da altri artisti a cui mi ispiro, o anche consultandomi con mio marito.
Ma più che un'idea pratica vorrei consigliare un atteggiamento: l'elasticità. Cioè la capacità di cogliere le opportunità di promozione del nostro lavoro anche nei luoghi e nelle situazioni che non avremmo mai pensato, e di cambiare strategia se una certa strada non funziona.

Un progetto nel cassetto?
Vorrei esplorare una dimensione più mixed media dei miei dipinti, con l'immissione di collage, elementi tridimensionali, e l'utilizzo di colori e materiali acrilici... Ho già provato ad utilizzare gli acrilici liquidi o il gesso per lo sfondo di alcuni acquerelli. Mi piace l'effetto di texture che si ottiene e che contrasta con la stesura tradizionale del soggetto rappresentato. In questi mesi sto lavorando sul mio sketchbook in questa direzione, provando materiali alternativi.

Un sogno?
Poter fare della pittura il mio unico lavoro, dedicando ad essa tutto il mio tempo e le mie energie!

E poi...
Te, oggi, in 3 aggettivi
Più che tre aggettivi userei tre nomi: colore, luce e contemplazione.

Te, bambina, in un ricordo o un'immagine
Vi lascio questa foto di me a 7 anni: chissà cosa stavo guardando... ma mi piace pensare che sia già lo sguardo di una pittrice.

Il dono di natura che vorresti avere
Ho sempre ammirato gli scrittori, la loro capacità di narrare, di inventare storie... ecco, secondo me questo è un dono meraviglioso, che mi incanta e che vorrei tanto avere...

Forse non tutti sanno che... (qualche cosa di curioso, o di buffo, su di te)
... davanti a un sacchetto di patatine perdo ogni controllo!

Sul tuo tavolo di lavoro...
... si mescolano gli strumenti semplici di un'arte antica come l'acquerello (acqua, tubetti di colore, pennelli, carta) e le meraviglie della tecnologia di oggi, per la quale confesso una vera passione (il mio mac, due stampanti, l'ipad, la mia nikon).

Sul tuo comodino...
... ci sono i banali strumenti della vita quotidiana: la lampada da notte, la sveglia, la crema per le mani. Ma da quando ho memoria, lì riposa anche il compagno che mi ha sempre seguito nella mia vita: il libro che sto leggendo.

Nella tua borsa...
... di tutto e di più! tendo a "portarmi via la casa", come si dice... in ogni caso non manca mai la mia fedele nikon, per cogliere l'ispirazione e le immagini non appena si presentano. Ma quanti chili trascino con me ogni giorno!

Dalla tua finestra...
...un parco cittadino, che faccio finta che sia una prateria.

Temporale estivo
Prima di spegnere la luce...
...un bacio ai miei due figli, già addormentati, e a mio marito. Poi, nel silenzio, il fruscio amico delle pagine del libro...

Il tuo motto (se ne hai uno)
Mi ripeto spesso queste due frasi: "rallenta ogni volta che puoi", e "anche ad essere si impara". La seconda è dal Cavaliere inesistente di Calvino, la prima me la sono inventata io... non sarà un gran che, ma vi assicuro che serve.

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Se volete approfondire la conoscenza di Cristina (e io non posso che consigliarvelo!) questi i suoi contatti:



sabato 11 febbraio 2012

Un altro sguardo: Claudio Santambrogio

margherite, gomma bicromata (2011)
Ho riflettuto a lungo sull' eventualità di dedicare un post a Claudio Santambrogio, perché quando si tratta di parlare di qualcuno cui si è legati da vincoli di fraterna amicizia si  corre senz'altro il rischio di essere accecati dall'affetto e dalla stima e di perdere l'obiettività.

Pure, nel caso di Claudio, questo rischio non si corre: è così evidente che si tratta di una persona speciale e l'evidenza si impone subito, non appena lo si conosce.

A me pare che quel che di speciale c'è in lui sia soprattutto la sua capacità di nutrire ed esprimere una sensibilità unica e "diversa", che segue percorsi spesso eccentrici, poco frequentati e raffinatissimi, senza mai, mai, mai perdere il gusto, il piacere dello scambio autentico e profondo con gli altri, una curiosità e un interesse realmente affettuosi per loro, non importa quanto lontani possano sembrare o essere da lui.

Se qualcuno mi chiedesse a bruciapelo una definizione di "artista", direi che per me è un artista proprio chi riesce a contattare, vedere, ascoltare il mondo, anzi i mondi, quello visibile e quello invisibile; chi riesce a elaborarne un'interpretazione insieme personalissima e universale e ad esprimerla con i mezzi più adatti ad esprimerla; ma soprattutto chi, facendo tutto questo, riesce a rimanere nel mondo e vicino agli altri, senza sentirsene distante, senza sentirsene lontano, ma anzi, con una raddoppiata capacità di ascoltare, di contattare, di unire, di condividere.


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birnbäumchen, stampa all'albumina virata all'oro e al platino (2009-2011)
 
Dicci qualcosa di te e che cosa fai
È sempre difficile parlare di se stessi... Sono musicista, fotografo, informatico, guida artica...

Da dove trai ispirazione?
Sono maturato, artisticamente parlando, come musicista, e la musica è sempre stata la mia "guida". Se nella musica il silenzio è una pausa che articola il suono, nelle mie fotografie i "silenziosi" oggetti e spazi vogliono essere pause che strutturano lo scorrere del tempo. Roland Barthes scrive: "la fotografia deve essere silenziosa: non è una questione di discrezione, ma di musica".
Ma ancora prima, e al di sopra di tutto, viene la creatività come dimensione esistenziale. Non riesco a stare fermo, dipingo, assemblo sculture, disegno i mobili di casa, costruisco burattini e boîtes à musique... Vivo questa dimensione creativa come il mio processo di elaborazione della cultura di cui mi nutro: le arti visive, la musica, la letteratura, la storia del pensiero, dei costumi, dei gesti...

Quando hai capito di aver trovato il tuo personale percorso creativo?
Fai sembrare il percorso creativo qualcosa che si raggiunge, come un traguardo... è invece la strada, il "percorso", appunto. Sono sempre stato creativo, lo ero già da bambino. Ogni volta che si usciva con i miei genitori per andare al ristorante, portavo con me un blocco da disegno e riempivo i tempi di attesa disegnando. Sono stati il disegno e il teatro (di marionette e di burattini) i miei primi incontri con l'arte. La musica è arrivata solo molto più tardi, ma è stata poi la disciplina che ho studiato. Il ritorno all'immagine è stato graduale, ma l'ho sempre sentito molto "naturale"- un "ritorno, appunto...

Quali sono state (se ce ne sono state) le difficoltà che hai dovuto affrontare all'inizio? E come hai fatto a superarle?
Difficoltà ce ne sono ad ogni passo... Tralasciando quelle di ordine pratico, la difficoltà maggiore riguarda l'"identità". Chi sono, dove mi trovo in questo mondo? Come mi relaziono al mondo, e agli altri? Superare questa difficoltà è l'atto creativo stesso...

nord, stampa all'albumina (2009-2011)

Hai mai dei blocchi creativi? E se sì, che cosa fai? 
E chi non ha blocchi creativi? La cosa migliore è non perdersi d'animo e non perdere la pazienza! Ogni cosa al suo momento. Ogni blocco creativo ha una sua ragione, e bisogna capirne le radici.Questo viaggio dentro se stessi poi spesso porta a sbloccare le energie creative quasi senza che uno se ne accorga...

C'è stata una persona che in qualche modo ti ha fatto da guida, o da modello, o ti è stata di ispirazione?
Ho imparato molto da tante persone a me più o meno vicine, ma d'ispirazione sono, da sempre, due maestri della storia della fotografia, Edward Steichen e Josef Sudek: del primo la vibrante intensità delle stampe del primo periodo, del secondo la musicalità, la delicata poesia delle sue nature morte.

In genere come lavori? Come si sviluppa per te il processo creativo? Segui particolari procedure, usi particolari tecniche, hai piccoli riti?
Il lavoro fotografico è per me, per quanto contraddittorio possa sembrare, un processo introspettivo. È un processo lento, ho bisogno di tempo sufficiente per relazionarmi al soggetto. Lavoro senza fretta, quasi esclusivamente con macchine fotografiche di grande formato. Questo rallenta di molto il processo, bisogna preparare la macchina, impostarla, inquadrare, mettere a fuoco, correggere, calcolare i tempi di esposizione...  

L'esposizione poi è fatta "a mano" - uso lenti che non sono montate in otturatori, e quindi apro e chiudo la lente con la mano. Ovviamente questo comporta tempi di esposizione relativamente lunghi. Quando osserviamo un oggetto lo vediamo sempre anche nella sua dimensione temporale, e mi piace catturare questa dimensione nella fotografia. Ricordo i miei primi tentativi col grande formato: dopo accurate e lunghe preparazioni, lo "scatto" dell'esposizione della durata di una frazione di secondo, era il momento più deludente, il vero anticlimax. Anche l'esposizione ha bisogno, nel mio approccio lavorativo, di tempi umanamente sensibili... Il soggetto ha bisogno di tempo per "manifestarsi" nella fotografia.
L'aspetto manuale mi interessa nel corso dell'intero processo: non solo nell'esposizione del negativo, ma anche nella fabbricazione della stampa fotografica. Raramente uso, infatti, tecniche di stampa "normali". Per lo più utilizzo tecniche di stampa cosiddette alternative: processi di stampa "di altri tempi", degli esordi della storia della fotografia. Lavoro con stampe all'albumina, stampe alla gomma, stampe al platino e gomma su platino. La carta fotosensibile per queste stampe viene preparata manualmente. Questo è un processo lento, che lascia ampio spazio anche alla riflessione, all'introspezione...
Stampo con tecniche antiche, ed eseguo musica con strumenti d'epoca. Sono entrambe attività che cercano di gettare un ponte verso qualcosa che appartiene al passato e che è svanito. Esse hanno una stretta parentela con la memoria e l'assenza. John Berger scrive che "le prime fotografie erano considerate delle meraviglie perché, in modo molto più diretto di qualsiasi altra forma di immagine visiva, presentavano l'apparenza di ciò che era assente". Una fotografia non è solo un'immagine - la seducente bellezza delle fotografie sta lentamente svanendo nel nostro mondo, sostituita dal lucido schermo. Tutto quello che è rimasto delle fotografie sono le immagini... Ma una fotografia è un'evocazione magica e il suo valore artistico unito alla qualità materiale della stampa, contribuiscono in eguale misura alla trasformazione del soggetto in qualcosa che va al di là dello stesso. I laboriosi processi di stampa dei primi anni della storia della fotografia sono parte dell'alchimia dell'evocazione di memorie svanite, della magia di presentare "l'apparenza di ciò che era assente".


harper, stampa al platino (2011-2012)

Puoi descrivere brevemente il luogo in cui lavori?
Lavorando con tecniche di stampa alternative sensibili solo ai raggi UV, la mia camera oscura di fatto non è, come ci si aspetterebbe, oscura! Si lavora con normale luce di deboli lampadine. Questo aspetto molto piacevole del lavoro, si unisce al fatto che per i tempi di esposizione (tra i 30 secondi e i 10 minuti), esco al sole! Non uso, infatti, banchi di lampade UV.

Come promuovi il tuo lavoro? Hai qualche consiglio in merito?
La promozione del mio lavoro, devo ammettere, mi interessa meno - fotografo, faccio musica, creo, per passione. Lo faccio primariamente per me stesso in quanto artista. Un corpus artistico cresce poco alla volta, e così vengono anche a crearsi, quando è il momento giusto, le giuste opportunità. Bisogna solo saper aspettare - e poi riconoscere il momento giusto. Non voglio però, dicendo questo, dare l'impressione che non mi occupi della promozione dei miei lavori - incontri personali, visite alle gallerie, internet sono tutti canali di promozione.

Un progetto nel cassetto?

Ma certo! Ce ne sono tanti - non riesco a lavorare esclusivamente ad un progetto solo: ne porto avanti alcuni in parallelo, a volte all'inizio non sembrano nemmeno progetti definiti e prendono forma solo crescendo... Ma se non hanno ancora visto la luce è perché non è ancora il momento giusto... E allora non disturbiamoli, lasciamoli maturare in silenzio...

Un sogno?
Sogno di vivere in un mondo in cui la sensibilità è un valore, in cui la cultura è un tesoro rispettato, curato, fatto crescere... Un mondo governato dal rispetto per gli altri, per le diversità, governato da valori etici, dalla cultura e dall'arte - ma mi accontenterei di molto meno. Penso che sarei già soddisfatto se solo vivessimo in un mondo in cui quelli che ci governano, siano essi politici o mecenati, fossero eticamente dei modelli da rispettare, e ci "ispirassero" a prenderci cura del nostro ricco patrimonio culturale...

E poi...
Te, oggi, in 3 aggettivi: Curioso, creativo, dedicato.

giardino, stampa al platino su carta giapponese kozo (2012)

Te, bambino, in un ricordo o un'immagine:
Una delle fotografie che preferisco mi ritrae a 4 anni nel Marocco - con un panino in mano, in mezzo al deserto, di fianco allo scheletro di una capra. Con sguardo perplesso. Et in arcadia ego...

 
Il dono di natura che vorresti avere:

Vorrei esser capace di vedere e sentire il tempo...

Forse non tutti sanno che... (qualche cosa di curioso, o di buffo, su di te):
... ho una passione per i libri - non solo leggo tanto, ma mi appassionano i libri come oggetti. Illustrati, per l'infanzia, d'artista, pop-up... Non è una collezione sistematica la mia, ma una ricerca costante del libro "speciale", del libro che abbia una storia sua da raccontare - una storia dell'oggetto che è.

Sul tuo tavolo di lavoro...
... sempre una moltitudine di stampe che aspettano di essere approvate, o scartate; una pigna di negativi che aspettano di essere portati in camera oscura; torri di libri di fotografia che sfoglio come se sfogliassi un volume di poesie... Considera però che io non lavoro al tavolo di lavoro! Il tavolo di lavoro è dove mi siedo a riflettere, a pensare a come e dove muovermi. Il vero lavoro si svolge o dietro la macchina fotografica o in camera oscura.

Sul tuo comodino...
... le poesie di Montale.

Nella tua borsa...
... un libro. Les Très Riches Heures de Mrs Mole di Ronald Searle è il più recente. (Ebbene sì, sono uno di quegli uomini che usano la borsa).

Dalla tua finestra...
... un paio di palme dove, in primavera, le tortore fanno il nido.

Prima di spegnere la luce...
... mi piace leggere. Ma in realtà poi finisco spesso per andare a letto troppo tardi, e la lettura ne soffre.


Il tuo motto (se ne hai uno):
... il faut cultiver notre jardin
.


giardino, stampa al platino su carta giapponese kozo (2012)

Se volete contattare Claudio, questo è il suo sito: http://csant.info/
e questa è la sua "palestra degli esperimenti", la sua galleria su flickr: http://flickr.com/csant


sabato 7 gennaio 2012

Un altro sguardo: Tiziana Rinaldi

Avere un piccolo negozio on line significa anche, tra le tante cose, entrare in una vasta e multiforme comunità di persone che in rete mostrano e offrono i prodotti della loro creatività.

All'inizio il contatto con questo mondo può disorientare: ci si trova in una galassia immensa e apparentemente sconfinata, con milioni di abitanti.

L'enorme quantità degli stimoli offerti dà alla testa: si possono passare ore e ore in rete, vagando di rimando in rimando, di link in link, ipnotizzati, giungendo quasi alla nausea o alla paralisi: l'eccesso di offerta e varietà può anche avere questi effetti - almeno li ha, di sicuro, su di me.

Col tempo però, magari dopo una pausa di riflessione, si ricomincia a navigare in quella galassia con più calma, con maggiore discernimento, cercando di non farlo in modo bulimico, indiscriminato, superficiale, accumulatorio.

Col tempo, diventa sempre più facile capire quando ci si trova di fronte anime affini alla propria, stimoli di cui si ha bisogno, finestre dalle quali ci si può affacciare per guardare ad altre realtà, o alla nostra, ma con uno sguardo diverso, e si comincia a sentire quanto sia bello essere parte attiva (anche se una piccola, piccolissima parte) di quella grande galassia.

Nasce allora la voglia di conoscere meglio queste anime affini, di parlare con loro, di sapere dove e come lavorano, di invitarle a parlare di sé e soprattutto della loro passione: i racconti che ne escono sono sempre coinvolgenti, interessanti e - almeno per me - di grande ispirazione.

Comincia oggi dunque un'altra rubrica di interviste e la prima non poteva che essere quella a Tiziana Rinaldi: perché in questa galassia quello con lei è stato uno dei miei primi fortunati incontri; perché è anche e soprattutto un'amica, prima che una delle mie artiste predilette; perché nel suo blog è continua fonte di ispirazione, poesia, bellezza e divertita leggerezza; perché è sempre generosa di consigli, incoraggiamenti e stimoli (non ultimo, come molti di voi avranno capito, quello a inaugurare questa rubrica che ricorda e vuole essere un omaggio al suo "Perché a me piace..."); perché, molto semplicemente, è Tiziana.


Dicci qualcosa di te e che cosa fai
Mi chiamo Tiziana, sono pittrice e illustratrice... e sono terribilmente impacciata parlando di me. E allora facciamo così, che mi appoggerò alle tue domande per provare a descrivermi.
Da dove trai ispirazione?
Non c’è qualcosa che mi ispiri in modo particolare, allo stesso tempo tutto mi può ispirare. In effetti, se ci pensiamo, è un fatto misterioso ma vero, che ovunque e in qualunque situazione può accendersi la scintilla che dà energia alla creatività. E dunque: un evento naturale, una vecchia foto, una canzone, una poesia, una frase letta, un’immagine, una persona - specie se ne osservo i dettagli, i silenzi-, brandelli di conversazioni - a volte anche una sola parola captata per caso -, le forme di vuoto che stanno tra le cose... tutto può essere di grande ispirazione se avviene la giusta sinergia, se ciò che abbiamo visto/ascoltato risuona da qualche parte in noi. Al contrario, la cosa più bella ed entusiasmante può non dirmi assolutamente nulla, se non sono ricettiva. Aperta. Disponibile a farmi raggiungere. 
Quando hai capito di aver trovato il tuo personale percorso creativo?
L’ho trovato? Non saprei :) 
Credo sia una di quelle cose che capitano, ma delle quali non siamo completamente consci. Almeno, per me è così, e dunque tuttora non penso di aver trovato il mio percorso creativo personale. C’è quello che faccio adesso, e questo mi piace. Ma, penso, immagino - perché è sempre successo - che cambierò ancora, e dunque cambierà il mio percorso. 
Quali sono state (se ce ne sono state) le difficoltà che hai dovuto affrontare all'inizio? E come hai fatto a superarle?
La mia è una storia particolare. Per un lungo periodo della mia vita ho fatto altro, tutt’altro. Avevo trovato un lavoro, quello che si definisce un buon, anzi ottimo, lavoro come impiegata. Questo mi aveva fatto dapprima relegare in momenti da hobbista, poi quasi completamente abbandonare, le mie aspirazioni più intime, legate all’arte. Le mie difficoltà sono state dunque principalmente dovute al fatto di riconoscere che ero profondamente infelice, in quel lavoro. Mi sentivo prigioniera di una gabbia dorata, dalla quale non credevo di avere i mezzi per fuggire. Ho dovuto cercarli quei mezzi, trovarli, con forza, con tenacia. In alcuni momenti lottando anche contro chi pensava la mia fosse una scelta da folle (e io posso capirli, quei pensieri; ma quando una voce ti chiama forte e chiara, per quanto tempo puoi fingere di non sentirla? e quale sarà il prezzo che poi dovrai pagare per non averla ascoltata?).

Hai mai dei blocchi creativi? E se sì, che cosa fai?
Uh, sì, certamente che li ho. Quando accade vuol dire che sono stata ingorda di informazioni. Mi sono riempita di scorie, guardando troppo, ascoltando troppo, ma soprattutto rimanendo troppo attaccata a internet a osservare immagini su immagini, video su video, e/o leggendo tutto quello che capita di leggere e osservare in rete  - a volte anche contro la mia stessa volontà. Quando è così, perdo il filo con me stessa. Mi spengo. Da ciò si forma il blocco creativo. Per superarlo devo digiunare. Spegnere il computer, smettere di sfogliare tutto quello che mi capita sottomano, smettere di guardare la pur pochissima televisione che vedo e dedicarmi a qualcosa per il quale non occorra pensare. Una lunga passeggiata in un contesto naturale - perché al contrario di ciò che nasce dall’uomo ciò che nasce dalla natura non è mai troppo. La pulizia a fondo di una stanza della mia casa. La cura dei fiori. Fondamentale è ritrovare il silenzio, esteriore e interiore. In questo modo, dopo un po’, riaffiora la mia voce. Riesco a riascoltarmi, e il blocco è superato. 

C'è stata una persona che in qualche modo ti ha fatto da guida, o da modello, o ti è stata di ispirazione?
Come ti dicevo più su sull’ispirazione in generale, anche in questo caso chiunque può essere, ed è stato, di ispirazione. Mi sono di grande ispirazione gli sconosciuti che incontro, per esempio. Su loro costruisco grandi storie interiori (ma penso sia pratica molto comune). Ovviamente, mi sono di grandissima ispirazione quelli che chiamo i miei personali maestri (del tutto inconsapevoli): una manciata di persone sparse tra vita reale e vita culturale, che continuano ad ispirarmi nello spazio e nel tempo, con le loro parole, il loro esempio, le loro scelte. 

In genere come lavori? Come si sviluppa per te il processo creativo? Segui particolari procedure, usi particolari tecniche, hai piccoli riti?
È difficile rispondere a questa domanda... Sai che non saprei, esattamente? Mi rendo conto, ogni volta che mi soffermo a pensare al mio modo di agire in tutti i campi, e dunque anche quello artistico, che molto, forse troppo spazio, è lasciato al caso. Al mistero. O all’inconscio, come vogliamo chiamarlo. 
Non ho particolari riti, se non quello di pulire alla perfezione il mio spazio lavorativo prima di iniziare un nuovo lavoro: deve sparire ogni traccia del lavoro precedente. Dopodiché mi metto lì e aspetto. A volte scarabocchio su qualche foglio, scrivo qualche frase, vado a rivedere vecchi  schizzi che raccolgo in una cartellina, e, in pochi minuti, o in diversi giorni a seconda dei casi, si chiarisce, si illumina, dentro di me, cosa voglio fare e come. 
Il processo è generalmente più lungo se devo creare qualcosa con un senso di aspettativa, ovvero se ho una commissione, che sia di dipinto o di illustrazioni. In quel caso ho dei canoni precisi, delle richieste cui aderire; questo comporta, in un certo senso, meno libertà, e dunque più impegno nel cercare di dire ciò che io voglio dire, all’interno della storia di qualcun altro.
Se invece si tratta di fare qualcosa su mia sola ispirazione il processo è solitamente più breve; a volte si tratta poi di pura sperimentazione, che non richiede dunque molto pensiero, ma principalmente gesto istintivo.

Puoi descrivere brevemente il luogo in cui lavori?
Vivendo in una casa molto piccola, il luogo dove lavoro è una sorta di studio in miniatura. Dove però c’è tutto quello che mi interessa: un tavolo solido e vissuto, una libreria con a portata di mano tutti i libri e i manuali cari, una bacheca per i colori, decine di barattoli per i pennelli, scatole e scatoline per matite, forbici e altri attrezzi del mestiere, tutte le mie carte - sulle quali disegnare o tra le quali scegliere per ritagliare - qualche oggetto caro, ritagli di immagini prese dai miei vecchi quadri, alcune piante, qualche elemento naturale come piccoli sassi, piume, frammenti di corteccia, bacche. 

Come promuovi il tuo lavoro? Hai qualche consiglio in merito?
Uso principalmente la rete: il mio sito, il blog, e da poco tempo i cosiddetti social network. 
Sono conscia che si possa fare molto di più, a partire anche proprio dall’ambito locale, il luogo in cui viviamo. Ma un po’ la pigrizia, un po’ una certa timidezza nell’espormi, non faccio moltissimo in questo senso. Dunque un consiglio che do (e dovrei darlo principalmente a me stessa) è, molto banalmente, quello di creare dei bellissimi bigliettini da visita, e con grande naturalezza, distribuirli ovunque, a chiunque. (Fra l’altro non si tratta neanche di un consiglio mio, ma che ho appreso da Kelly Rae Roberts: una vera maestra nel campo della promozione del proprio biz artistico - definizione tipicamente americana, dell’attività artistico/artigianale quando da hobby, diventa, seppure a piccoli passi e timidamente, lavoro).

Un progetto nel cassetto?
Non mi dispiacerebbe, avendo lo spazio necessario, provare a sperimentare la scultura, o la modellazione. Ho diverse bizzarre figurette che da tempo mi girano attorno e che vorrebbero prendere forma tridimensionale...  

Un sogno?
Il mio sogno è lo spazio. Avere molto più spazio. Un grande studio luminoso. Magari da trasformare in un atelier aperto al pubblico, dove poter finalmente incontrare le persone interessate al mio lavoro, potendole accogliere in un luogo sereno, dove chiacchierare con calma sorseggiando un buon tè.
E poi...
Te, oggi, in 3 aggettivi
Curiosa, solitaria, camminatrice

Te, bambina, in un ricordo o un'immagine
Ero una scimmietta curiosa e acrobatica. Quando non ero intenta a farmi - bonariamente, e per interesse sincero - i fatti altrui - ma anche i fatti di un orologio e i suoi meccanismi, per dire - potevi trovarmi a dondolare appesa a testa in giù dal ramo più alto di un albero.  

Il dono di natura che vorresti avere
Quando vedo le étoiles dei più grandi corpi di ballo, mi dico: eh, però... (con un sospiro lieve).

Forse non tutti sanno che... (qualche cosa di curioso, o di buffo, su di te)
Sono fondamentalmente timida, molto timida. Come tutti i timidi, in situazioni per me imbarazzanti, tipo quando mi trovo a parlare tra molte persone, inizio a farlo a vanvera disquisendo su questo o quello contro la mia stessa volontà! Potreste in quel momento strapparmi qualsiasi promessa, o carpirmi segreti di stato (che per fortuna non ho). Terribile. Al solo pensiero rabbrividisco. Per salvarmi l’unica cosa è evitare di raggrupparmi con troppe persone per volta.

Sul tuo tavolo di lavoro...
A costo di sfatare il fascino degli artisti caotici e disordinati, il mio tavolo è, per una mia forte esigenza, piuttosto sgombro e in ordine. Solo l’essenziale per lavorare e qualche piccolo oggetto bello e propiziatorio, che cambia di volta in volta. In questo momento ci sono tre bellissimi origami dono della mia amica Junko.

Sul tuo comodino...
Una boccetta di olio essenziale (cambia spesso, in questi giorni è lavanda), due taccuini per le annotazioni notturne, libri (del momento, che non riesco a lasciare, che voglio avere sempre sotto mano), la cartolina di un mio quadro, un talismano da sogni. 
(questo sopra, perché poi... il mio comodino ha molti piccoli cassetti... :))

Nella tua borsa...
Non molte cose. Non sono quel tipo di persona che si porta dietro la casa negli spostamenti. Direi che il bagaglio leggero mi si confà di più. Il taccuino e la macchina fotografica (fotografare e annotare sono le mie principali manie) sono gli unici oggetti - in più - che non mancano mai.
Però, se porto via poche cose da casa, ne raccolgo spesso per strada. E dunque è possibile che nella mia borsa ci siano: una foglia, un guscio di conchiglia, un sasso levigato, un piccolo ramo.

Dalla tua finestra...
Un giardino piccolo, ma lussureggiante, misterioso, boscoso, che cambia continuamente nel corso del giorno, nel corso dell’anno.

Prima di spegnere la luce...
Mi guardo attorno. Come per non dimenticare le forme che ho attorno nel buio.

Il tuo motto (se ne hai uno)
In realtà non ho un motto prediletto, né mio né di altri. 
Se una frase mi colpisce - o mi torna in mente - posso adottarla per un po', passando amabilmente da Woody Allen a Dante.
Giorni fa mi è tornata in mente questa, che per l'occasione ti lascio con un grazie, e un saluto ai tuoi lettori: la bellezza salverà il mondo.

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Ecco dove potete trovare Tiziana:

e presto, se si deciderà (e noi tutti speriamo che si decida!), anche su Etsy (vero, Tiziana?)


A presto!