Che questo libro l'abbia scritto
proprio Serena Dandini, e non un ghost writer sottopagato, è fuor di dubbio.
Ad ogni pagina, ad ogni riga, si sente
distintamente la sua voce, quella che siamo abituati ad ascoltare in
programmi che, possono piacere o non piacere, ma di sicuro sono stati
e sono tra i più intelligenti e guardabili che mai la tv abbia
trasmesso negli ultimi 30 anni (e questo, secondo me, grazie
soprattutto ai professionisti di cui la Dandini si circonda; se ha un
talento questa donna, ma un talento vero, è proprio quello di saper
scegliere i propri collaboratori).
A me in particolare Serena Dandini non
è mai stata troppo simpatica; le riconosco un'innegabile verve, una
vena lieve di spensieratezza che trovo incantevole in chiunque, ma mi
irrita quel modo che ha spesso di urlare invece di parlare, il fatto
che ormai si ripeta come un disco rotto - stessi gesti, stessi
ammiccamenti, stessi tormentoni – e soprattutto il suo essere
sempre così attenta a rispettare tutti i riferimenti culturali
d'ordinanza (dai modi di dire ai gusti musicali, cinematografici,
letterari, gastronomici etc.) per essere chic ma alternativa,
sofisticata ma popolare, femminista ma non vetero-femminista, cosa
che ai miei occhi la rende, non sempre ma spesso, un concentrato di
incredibili e stancanti luoghi comuni e che, nei giorni in cui ho le
paturnie, mi appare un vezzo incredibilmente snob che trovo
particolarmente indigesto e mi ricorda le pastorellerie di Maria
Antonietta e della sua noiosissima e annoiatissima corte (tra l'altro
citata nel libro).
Ritrovare questi vezzi e questi luoghi
comuni abbondantemente disseminati in 300 e passa pagine mi ha spesso
indisposta e fatto alzare gli occhi al cielo; detto questo – e so
di contraddirmi – Dai diamanti non nasce niente l'ho letto
macinando pagine su pagine con un senso di incredibile, leggera
euforia e un crescente buonumore. Sarebbe ingeneroso affermare che
il merito del piacere che ho tratto da questo libro è da attribuirsi
quasi esclusivamente al suo argomento (in questo momento della mia
vita poche cose mi rallegrano e mi interessano di più che dedicarmi
alle piante – anche nelle mie letture) e dunque non lo dirò:
queste pagine nascono da una reale passione e da un sincero,
autentico entusiasmo; difficile non lasciarsi gioiosamente contagiare
se si condivide la stessa evidente fascinazione per la verdure che ha
l'autrice.
Questo libro non è comunque un manuale
di giardinaggio (rarissime e assai vaghe le indicazioni pratiche di
qualunque sorta, dunque non acquistatelo se pensate di poter imparare
qualcosa leggendolo), ma una raccolta di divagazioni e racconti:
storie di celebri giardini, vite e gesta di fenomenali giardinieri –
da Claude Monet a George Harrison, da Auguste Renoir al principe
Caetani, dal mitico Peter Beales a Fabrizio De Andrè all'immancabile
Vita Sackville West (con l'altrettanto immancabile riferimento a
Virginia Woolf e alla di lei sorella che, vorrei dirlo alla signora
Dandini, non mi risulta essere mai stata sposata con un artista di
nome Ben, semmai con un critico d'arte di nome Clive Bell), più
alcuni aneddoti personali più o meno interessanti; il tutto
confezionato con un certo garbo e con levità, talmente tanta levità
che – ne sono certa – tra qualche mese non mi resterà, di questo
libro, alcun ricordo.
Serena Dandini, Dai diamanti non nasce niente, Rizzoli 2011.
